Dall'US-ASCII all'Unicode

La codifica per caratteri che si è imposta come standard di fatto nell'informatica fino dagli anni '80 è la codifica ASCII.

La codifica ASCII (American Standard Code for Information Interchange) prevede una tabella di 256 caratteri (codifica a 8 bit), di cui però solo la parte bassa (col bit più significativo a zero) era considerata "internazionale", nel senso che in tutto il mondo dava luogo a una stessa rappresentazione in caratteri, mentre la parte alta (codici da 128 a 255) aveva invece differenti interpretazioni a seconda della scelta di localizzazione.

Lo standard Unicode è nato anche per superare questo tipo di problemi. Per prima cosa oggi si riconosce come legittima solo la parte bassa della codifica ASCII (7 bit) a cui si preferisce dare il nome di codifica US_ASCII.

Il set di caratteri (o meglio un suo ragionevole sottoinsieme) presenti nella codifica US-ASCII è quello usato nei protocolli a livello applicativo in uso nell'Internet e la sua definizione all'interno dello standard Unicode è fornito nella seguente tabella:







Dimenticare le limitazioni di codifica della parte internazionale della tabella ASCII può portare a diversi inconvenienti: dalla presenza di caratteri illeggibili all'interno di messaggi di posta elettronica e pagine web, a effetti spiacevoli come quello che si può osservare in un'edizione delle mappe di Milano presenti nelle stazioni della metropolitana:

MetroMilano